Tutto quel buio di Cristiana Astori 

Tutto quel buio

di

Cristiana Astori

tutto quel buio

Titolo: Tutto quel buio

Autore: Cristina Astori

Editore: Elliot edizioni

Genere: Thriller

Prezzo ebook: 7,49 € Amazon 

Prezzo cartaceo: 14,87 € Amazon

 

 

Sinossi:

Susanna Marino, una studentessa squattrinata laureata in cinema, viene incaricata da un misterioso collezionista torinese di ritrovare una preziosa pellicola degli anni Venti, scomparsa durante l’occupazione nazista. Il regista è l’ungherese Károly Lajthay, il titolo “Drakula halála”. Si dice infatti che sia questo, e non il “Nosferatu” di Murnau, il primo film in cui compare il personaggio di Dracula di Bram Stoker; nessuno però è mai riuscito a trovarlo, o, se l’ha fatto, non l’ha potuto raccontare. La pellicola pare infatti maledetta, e una mano misteriosa uccide chiunque tenti di venirne in possesso. Una volta giunta a Budapest, Susanna dovrà muoversi in una città dalle atmosfere espressioniste, tra tetti acuminati e oscuri sotterranei, in mezzo a cacciatori di pellicole privi di scrupoli, poliziotti sospettosi e ambigui musicisti noise, lungo una pista di sangue che affonda le radici in un tragico passato.

 

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Benvenuti a un nuovo appuntamento con: “le interviste di Passionelibroblog”, oggi, ospite del giorno, abbiamo la scrittrice: Cristiana Astori autrice del romanzo: Tutto quel buio edito da Elliot edizioni che ringraziamo per aver gentilmente omaggiato il blog di una copia cartaceo dell’opera. (Ricordo per chi fosse interessato a leggere la nostra recensione può cliccare qui.)

Salve sig.ra Astori, in primo luogo la ringrazio di essere qui con noi. La prima domanda che le faccio è: che tipo di legame la unisce a Susanna Marino, protagonista di molti dei suoi romanzi, tra cui “Tutto quel buio”?
Il personaggio di Susanna è stata creata in occasione del mio primo romanzo, Tutto quel nero. Allora la mia protagonista era una squattrinata studentessa fuori corso, che per sbarcare il lunario si era lasciata coinvolgere da una misteriosa organizzazione nella ricerca di un film perduto ritenuto maledetto. Ora Susanna si è laureata ma squattrinata lo è sempre, e non ha finito di cercare film scomparsi, non si sa se per soldi o per passione. Alcuni lettori la ritengono il mio alter ego, io non ne sarei così sicura, anche se ci accomunano diverse caratteristiche, tra cui la distrazione, la testardaggine e la passione per il cinema sotterraneo.

Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Tutto quel buio”, cosa direbbe?
Tutto quel buio è una storia di vampirismo psichico, del sottile filo di sangue che lega il male individuale ai crimini dell’umanità.

Da dove nasce l’ispirazione per questa storia?
Sicuramente dal film scomparso di cui Susanna si mette alla ricerca, il “Drakula Halala” (La morte di Dracula, 1921), una pellicola girata da un oscuro regista ungherese. Quando ne ho scoperto l’esistenza, e ho scoperto essere questo, e non il Nosferatu di Murnau, il primo adattamento del Dracula di Stoker, non ho resistito e mi sono buttata a capofitto a scrivere. Inoltre mi piaceva l’idea di creare una storia ambientata tra il presente e gli anni Venti per poter ricreare le atmosfere cupe del cinema espressionista dell’epoca.

Creare un storia che ruoti intorno a una pellicola scomparsa, ma realmente esistita, può essere un esperienza unica ma terrificante al contempo. Come si è preparata ad affrontare un argomento così interessante, ce ne vuole parlare?
Be’ per scrivere una storia simile l’aspetto fondamentale è la documentazione: del Drakula Halala sono pervenuti soltanto due fotogrammi del film, e pochissime notizie sugli attori e sul regista, per non dire quasi nulla. Parte del film l’ho ricostruito leggendo la novelization dell’epoca scoperta da un ricercatore americano, Gary Rhodes, in un’antica libreria di Budapest, poi parecchi aspetti della storia sono stati romanzati. Oltre alla documentazione per scrivere un libro simile ci vuole anche parecchia passione per l’argomento, per non dire fissazione… è quella magia che ti permette di trasfigurare gli aridi dati trovati sui repertori di cinema in qualcosa di vivo e reale.

Nel suo romanzo emergono molti rifermenti al nazismo, è un argomento che le sta particolarmente a cuore?
Qualche anno fa sono stata ad Amsterdam e ho visitato il famoso appartamento in cui si era rifugiata Anna Frank: da ragazzina avevo amato quel diario che mi aveva colpito nel profondo, ma non credevo che visitare la location mi avrebbe fatto un tale effetto. Mi sentii infatti investita da un’ondata violenta a cui seguì un senso di nausea persistente, quasi che la violenza perpetuata alla sua famiglia e a tutte le famiglie ebree fossero rimasti intrappolati tra quelle mura e continuassero a stagnare in quella casa. Sicuramente quell’emozione così forte ha contribuito all’idea di far sì che anche in una mia storia venissero ricordato e denunciato “tutto quel buio”…

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