Nel cuore della notte di Rebecca West

Nel cuore della notte

di

Rebecca West

Titolo: nel cuore della notte

Autore: Rebecca West

Genere: narrativa

Editore: Fazi editore

Prezzo ebook: 8,99 € Amazon

Prezzo cartaceo: 19,90 € Amazon

 

Sinossi:

È trascorso qualche anno da quando abbiamo salutato la famiglia Aubrey. Le bambine non sono più tali: i corsetti e gli abiti si sono fatti più attillati, le acconciature più sofisticate; l’ozio delle giornate estive è solo un ricordo. Oggi le Aubrey sono giovani donne, e ognuna ha preso la sua strada: le gemelle Mary e Rose sono due pianiste affermate e vivono le difficoltà che comporta avere un talento straordinario. La sorella maggiore, Cordelia, ha abbandonato le velleità artistiche per sposarsi e accomodarsi nel ruolo di moglie convenzionale. La cugina Rosamund, affascinante più che mai, lavora come infermiera. La madre comincia piano piano a spegnersi, mentre il padre è sparito definitivamente. Poi c’è lui, il piccolo Richard Quin, che si è trasformato in un giovane seduttore brillante e, sempre più, adorato da tutti. La guerra, che piomberà sulla famiglia come una catastrofe annunciata dal padre, busserà anche alla sua porta, e sconvolgerà ogni cosa. Mentre l’Inghilterra intera è costretta a separarsi dai suoi uomini, l’universo delle Aubrey si fa sempre più esclusivamente femminile.

recensione passionelibroblog

Eccoci al secondo capitolo della trilogia di Rebecca West. Nel cuore della notte.

Ringrazio, innanzitutto, la Fazi Editore per aver dato al blog l’opportunità di leggere in anteprima il libro.

Nel cuore della notte, secondo capitolo della saga degli Aubrey, ritroviamo tutti i protagonisti del primo capitolo, i quali, abbandonata l’età dell’infanzia, si trovano ad affrontare l’età adulta: Mary e Rose con il loro talento musicale iniziano a lavorare seriamente; mentre Cordelia vede affacciarsi l’amore nella sua vita; ed infine, Richard Quin, cresciuto anche lui, affronta la tragedia della guerra, andando al fronte.

“Fu, allora, ricordo, che la felicità divenne estasi, e mi sentii di nuovo insofferente per l’impossibilità di vivere con la stessa lentezza con cui si può suonare una musica. Eppure quel che stava accadendo era il puù impalpabile degli eventi, una questione di sorrisi appena accennati e di tenerezza dai toni sommessi. Una donna che aveva quasi superato la mezza età, quattro giovani fanciulle e un ragazzino che guardavno due varietà molto comuni di fiori e intanto, più che parlare, si scambiavano parole amabili, come bambini che si fanno passare di mano in mano una scatola di cioccolatini. Non riuscivo a immaginare perché dovessi sentire il sangue cantarmi nelle orecchie e avessi la sensazione che fosse proprio quel genere di cose di cui parla la musica.”

Alcuni personaggi, che erano rimasti ai margini, emergono maggiormente; mentre altri scompaiono definitivamente (per cause diverse che, però, qui non esplicito per evitare spoiler!).

Un ruolo maggiore assumono il signor Morpurgo – sempre più presente nella famiglia, aiutando tutte come può, vista l’assenza ormai definitiva del padre Aubrey; zia Lily; Costance.

Soprattutto,  c’è Rosamund – per le ragazze Aubrey è diventata come una sorella acquisita, – che viene finalmente caratterizzata appieno:

“Teneva il cappello in mano, le forcine le erano cadute dai capelli, che anche così non erano comunque in disordine, perché si erano sciolti in quei riccioli fitti color dell’orzo che le ricadevano sulle spalle la prima volta che l’avevamo vista.La mantella le roteava intorno mossa dalla leggere brezza della sera, ma la cosa le dava noia quanto a un’attrice che debba manovrare uno strascico sul palco. La sua gioia non era resa meno piena o sminuita o impacciata dall’orrore dell’occasione. “

Anche nel romanzo: nel cuore della notte si ritrovano le atmosfere inglesi, che ho così tanto amato ne La famiglia Aubrey, con lo stile elegante, sobrio e molto descrittivo che caratterizza la West.

“C’era quella nebbia di topazio, che ci avvolgeva più fitta dal lato sinistro, dove si innalzava a formare un muro proprio dietro una siepe le cui ossa denudate al buio dell’inverno erano cariche di bacche di un cremisi scuro, mentre sul lato destro c’era un faggeto, che sembrava voler protendere all’infinito lo spazio che brillava lucido tra i suoi rami d’argento. Dentro e fuori del faggeto si aggiravano rapidi stormi di piccoli uccelli, alcuni di un giallo sgargiante. Nel bosco c’erano pozze d’acqua scura dalla superficie specchiata, e sul fondo si intravedevano le foglie fradicie ormai marcite, come una sorta di impasto vegetale, che tuttavia mostravano ancora i dettagli di ogni venatura e linea. Qui e là, nella parte alta dei tronchi, si abbarbicavano grappoli di funghi pallidi, delicatamente svasati, e, sul terreno, dei crocchi di funghi velenosi, rossastri e tozzi, simili ai dettagli tratti dalle illustrazioni di rassicuranti libri per bambini.”

Ho trovato molto interessante e mi ha fatto riflettere un articolo della scrittrice Eleonora Marangoni, autrice di Lux, in cui ha paragonato la famiglia Aubrey a Piccole donne di Louisa May Alcott e a messo a confronto le due scrittrici, che si assomigliano per il loro essere femministe “anticonformiste ma non provocatrici”: a

“Quelle due erano cresciute nelle stesse case grandi e un po’ malandate, col verde intorno, dove i pavimenti scricchiolavano allegri e in cucina c’era sempre una torta in forno. Nelle stanze fiorite, libri e spartiti seppellivano le cambiali, e qualcuno al piano di sotto si occupava di ravvivare il fuoco. Piccole donne e La famiglia Aubrey sono la storia di queste case. La prima diventerà una saga celeberrima in quattro volumi, l’altra resterà una trilogia incompiuta sconosciuta ai più. (…) Le sorelle Aubrey sono diverse dalle March per passaporto, vocazione e destino, per il modo che hanno di raccogliere i capelli. Ma, in fondo, sono tutte lì che dispongono fiori, suonano il piano, si preparano alla vita mentre imburrano tartine sopra e sotto.”

Nel pezzo che segue viene confermata la mia sensazione di cui ho già scritto nella recensione de La famiglia Aubrey ovvero che in realtà nei due romanzi non è che accada chissà che, si parla della vita quotidiana che scorre nelle vite dei protagonisti:

“Né a Orchard House (casa March) né a Lovegrove (casa Aubrey) succede poi granché: è tutto una colazione, un’attesa, una corsa nei prati, una visita in città, un Natale povero ma allegro, una visita inaspettata, un pettinarsi i capelli, un battibecco appena sveglie. Certo, come in ogni romanzo che si rispetti, non mancano lutti, sacrifici, illusioni perdute e parenti nei guai. E c’è “la guerra”, poco importa quale essa sia (Secessione nel primo volume della Alcott, Grande Guerra nel terzo della West). Ma quello che ci si porta dietro leggendo sono soprattutto cose come lo zenzero e il pungitopo, le carrozze e i motori a scoppio, gli abiti rammendati e le pieghe delle tende.”

Devo dire, però, che nel cuore della notte l’ho trovato più lento del primo romanzo e sembra che rimandi tutto al prossimo capitolo, ma senza quella piacevole sensazione di lasciare il lettore con il fiato sospeso.

Ora non c’è che attendere l’ultimo romanzo per vedere che strade prenderanno le Aubrey…

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