La festa di Luca Francini

Era la notte del 31 ottobre e, come ogni anno, si stava recando a bordo della sua Ford Fiesta a casa del capo ufficio, per prendere parte a quella stupida festa in maschera.
Procedeva lentamente, per quel sentiero di cui, dopo un anno, non aveva più memoria. La strada sterrata era stata resa fangosa dell’incessante pioggia di quel giorno e priva di illuminazione. Gli abbaglianti, due fari puntati nella notte, gli davano una visione parziale dell’ambiente che lo circondava.
Il piccolo gufo di plastica penzolava dallo specchietto retrovisore. Si chiamava Anacleto ed era stato un regalo della sua ex. Robert, sei così silenzioso e schivo come un vecchio gufo! gli diceva sempre.
Sterzò bruscamente per evitare un ramo spezzato che occupava quasi tutta la carreggiata e per poco non finì fuoristrada.
«Robert di qua, Robert di là….» cantilenò aggiustandosi gli occhiali sul naso. «Prima o poi qualcosa succederà…». In effetti qualcosa alla povera ragazza era successo. Robert aveva seppellito parte di lei in giardino e aveva portato il resto ai maiali di suo zio.
Andava sempre così, loro lo deridevano, lo isolavano o cercavano di cambiarlo e poi finivano tutti per implorarlo di risparmiare la loro vita. Dopo si sentiva meglio, ma quel senso di inadeguatezza verso il resto del mondo tornava ogni volta, come una scimmia che gli si arrampicava sulle spalle e non voleva scendere.
Spesso si chiedeva come mai non lo avessero ancora preso; eppure aveva ucciso parecchio negli ultimi dieci anni. Forse l’assenza di uno schema negli omicidi lo aveva aiutato, insieme a una bella dose di fortuna sfacciata. Gli piaceva definirsi un serial killer estemporaneo; non amava fare piani, preferiva l’improvvisazione.
Guardò l’orologio e scosse la testa pensando al suo capo e alle sue pagliacciate in maschera. Normalmente si sarebbe annoiato tutta la sera; si sarebbe messo in un angolo sorbendosi battute e scherzi idioti, osservando quella marmaglia travestita da vampiri e lupi mannari ballare e ubriacarsi tutta la notte. Stavolta però era quasi di buonumore.

Riconobbe le auto dei suoi colleghi parcheggiate lungo la strada. Guidò lentamente e si fermò dietro a un gruppo di grossi alberi, scese e aprì il bagagliaio. Hellen Green lo guardò terrorizzata, le mani e le caviglie legate da uno spago e la bocca coperta dal nastro adesivo per imballaggi.
«Ciao Hellen» le disse. Poi prese il machete dalla cappelliera e iniziò a colpirla con forza. I lamenti animaleschi della donna lasciarono spazio al sordo rumore della carne lacerata e agli scricchiolii delle ossa spezzate. La furia durò pochi minuti, dopodiché Robert indossò un cappello a cilindro tutto consumato e si avviò verso l’ingresso della villetta. Il suo capo Benjamin Green lo accolse sulla soglia con un cocktail in una mano e la sigaretta elettronica nell’altra.
«Chi si vede! Il vecchio Bob del marketing! Gesù Cristo Robert fai veramente paura, che costume è questo?» Gli chiese guardando il machete, le mani insanguinate e gli schizzi di sangue che costellavano il bavero della camicia bianca.
«Jack lo Squartatore» gli rispose distrattamente.
«Beh, magnifica attenzione ai dettagli non c’è che dire, ma… Hey, non ti sarai dimenticato di passare dall’ufficio a prendere mia moglie, vero?»
La risposta arrivò ma fu il machete a parlare. Robert gli recise la gola e la testa di Benjamin si rovesciò all’indietro in maniera innaturale, poi il corpo del suo capo si accasciò con le mani che ancora reggevano il gin lemon e la sigaretta.

Sarebbe stata una serata interessante, pensò Robert entrando in casa.

 

E’ possibile acquistare la raccolta gratuita di tutte le storie di Luca Francini cliccando qui .  Trovate la storia della seconda classificata (Stella Bright) cliccando qui.

Comments are closed.