Il seme della violenza di Evan Hunter

Il seme della violenza
di
Evan Hunter

il seme della violenza

Titolo: Il seme della violenza

Autore: Evan Hunter

Editore: Elliot editore

Genere: Gialli/ Thriller

Prezzo ebook: 9,90 € Amazon

Prezzo cartaceo: 7,80 € Amazon

 

Sinossi:
Richard Dadier, veterano di guerra, accetta l’incarico di insegnante liceale in una scuola per ragazzi “difficili”. Non sa che cosa l’aspetta. Una banda di teppisti tiene in scacco il corpo docente e gli studenti più deboli: minacce, intimidazioni, soprusi, ricatti, pestaggi. Quando i giovani arrivano ad attaccare direttamente la moglie incinta di Richard, l’uomo decide di reagire e di ribellarsi.

recensione passionelibroblog

 

Ardua l’impresa di recensire Il seme della violenza poiché per certi versi mi è piaciuto e per altri no.

 

Andiamo per ordine:

lasciate perdere quello che dice la sinossi perché con la storia presente in: il seme della violenza non c’entra niente. Rick si ritrova a fare il professore in una scuola professionale. I ragazzi iscritti hanno dei QI molto bassi, dai 66 agli 85 e spesso l’unica lingua che conoscono è quella della violenza. Il corpo docenti si divide tra quelli che ancora sperano di poter insegnare qualcosa a questi ragazzi e quelli che hanno perso ogni speranza. Rick non si vuole arrende, vuole insegnare e le proverà tutte per raggiungere il suo obbiettivo.

Il seme della violenza è diviso in tre parti.

La prima parte è scritta molto bene. Prosa accattivante, buone descrizioni, semplici ma di impatto e soprattutto piena di humour che strappa tante risate. Nella prima parte ci viene narrato di Rick che fa il colloqui, il primo giorno di scuola quello in cui la nuova insegnante, la signorina Anne, rischia di essere violentata e Rick fa l’eroe e la salva.
Il ragazzo che ha tentato la violenza carnale finisce in riformatorio e i suoi compagni di scuola fanno in modo che Rick la paghi, picchiandolo selvaggiamente alla prima occasione.

La seconda parte incomincia un mese dopo l’aggressione. Onestamente a questo punto la storia ha cominciato a farmi storcere il naso per alcuni scivoloni dell’autore. Innanzitutto la prosa è diventata carente. Quella ventata di freschezza si è persa e le descrizioni si sono trasformate in liste della spesa:

si alzò, prese il caffè, andò alla finestra ecc…

In più l’autore ha cominciato ad approcciarsi a temi che non avevano niente a che fare con la trama che è rimasta ferma. In parole povere non è accaduto nulla, Rick continua a insegnare nonostante le difficoltà, i ragazzi non si esimano dal fare scherzi di cattivo gusto al corpo decenti che si difende come può, tra punizioni e sospensioni. Uno dei ragazzi con cui Rick ha dei problemi ha scritto biglietti anonimi alla moglie di Rick, insinuando che il professore ha un’altra donna.

Ora vi spiego perché questa seconda parte è così tanto carente di contenuti.

Anne che sarebbe la professoressa super gnocca che il primo giorno di scuola ha rischiato lo stupro, così di punto in bianco, dopo mesi dall’accaduto, inizia a mostrare un certo interesse per Rick. Interesse che i ragazzi sfruttano a proprio vantaggio, come? Scrivendo un biglietto anonimo che inviano alla moglie del professore.

Innanzitutto mi viene normale pensare che se i ragazzi volevano creare problemi a Rick, il biglietto potevano scriverlo a prescindere dalle lusinghe improvvise di Anne. Quindi l’autore poteva evitarsi questo scivolone dato che, non avendo buttato giù le basi per giustificare l’interesse di Anne verso Rick esso appare, appare agli occhi del lettore, buttato lì tanto per scrivere qualcosa. Non veniamo guidati dal narratore verso una conclusione che, ad un certo punto della storia, ci appare inevitabile; semplicemente dopo mesi in cui di questa donna non se ne parla più dopo essersela quasi completamente dimentica ricompare per sedurre il nostro bel professorino.

Un’altra cosa che non mi è piaciuta è stato il modo di ragionare maschilista che l’autore usa per tutto il libro. Non è stato mai capace di uscire fuori dai schemi di maschio Alpha. Non pensate che le mie parole abbiano lo scopo unico di offendere l’autore perché a me di lui non importa nulla. Il punto è che i personaggi femminili che ha creato, sono tutti una caricatura dello stereotipo femminile.

Apro una piccola parentesi. E’ grave che un autore non sappia uscire fuori da certi schemi visto che dovrebbe tramite i suoi scritti demonizzare i demoni presenti nella nostra società. Non che sia obbligatori per tutti, si possono anche scrivere libri di solo intrattenimento, ma nell’attimo in cui mi chiami il romanzo: il seme della violenza e tramite la sinossi mi dai una certa idea sul tipo di libro che sto per leggere, io, poi, un certo approfondimento sul tema lo voglio, anzi, lo pretendo! Chiusa parentesi. 

Invece Hunter sa darci solo personaggi come Anne, bellissima donna, sempre in tailleur sobri ma che su un corpo sexy come il suo, la fanno apparire come Marilyn Moore, per non parlare che dopo il tentato stupro, lei ha continuato a insegnare come se nulla fosse, come se quanto accadutole non l’abbia minimamente turbata. Tant’è che si ostina a mettere calze con la riga nera, la scarpina con il tacco e la camicetta trasparente che nasconde da una giacca che non perde occasione di togliere per far vedere quanto sono grosse e sode le sue tette. Non fraintendete le mie parole, non dico che si deve vestire con felpe e tute per evitare di essere stuprata ma mi pare strano che una esperienza del genere non l’abbia minimamente scossa. Sembra quasi che dal punto di vista dell’autore, siccome lo stupro effettivo non c’è stato, allora la donna non ha subito alcun trauma.

ERRORE! E’ stata aggredita nei corridoi della scuola è stata umiliata, denudata e, infine, l’intero corpo docenti la vista in quelle condizioni. Come si può credere che tutto ciò non l’abbia minimamente scossa?

L’altro personaggio femminile che mi ha fatto urlare come la foto qui sopra è la moglie di Rick. La donna è incinta e quindi il suo unico pensiero è l’essere grassa. Si parla solo di quello. Mai che questa donna pensi alla stanza per il bambino, al nome che gli vuole dare, a che tipo di genitore spera di essere, si preoccupa solo del grasso accumulato; temendo che, poiché grassa ora il suo adorato marito non la vorrà più e che quindi GIUSTAMENTE si trova un’altra.

Ma il signor Hunter fa uso di droghe pesanti?

Non escludo che l’aumento di peso possa essere uno dei problemi della gravidanza, ma se una donna incinta si preoccupa solo del suo peso, arrivando a credere che sia giusto giustificare le scappatelle del marito allora per quanto mi riguarda è una povera deficiente. Inoltre quando si veste tenta di nascondere la pancia perché non vuole che la gente capisca che è incinta e che, per usare le parole dell’autore, è stata scopata.

Mia madre direbbe: paese che vai usanze che trovi, e in parte ha anche ragione, non credo, però, che sia questo il caso. Solo una volta ho trovato questo modo di ragionare all’interno di un libro, ed era Via col vento di Margaret Mitchell, dove troviamo la giovane Melania che si vergogna di farsi vedere gravida. Posso capire che verso la fine del 1800 la società avesse ancora una mentalità cosi ottusa, ma che ai giorni d’oggi una donna newyorchese si vergogna di far vedere che è incinta perché altrimenti la gente pensa che è stata scopata, mi sembra un ragionamento povero di spessore; come tutto il libro.

Diciamo che questi due argomenti l’autore li ha affrontati male, dimostrando di non aver bene somatizzato le esperienze di vita, come se avesse visto, ma non guardato, ascoltato ma non capito. Quindi riporta i fatti per come li ha visti e ascoltati ma non per come sono, come fosse un bambino che si sforza di spiegare come è fatta la Cappella Sistina, ci prova e magari qualche perla la tira anche fuori, ma nel complessivo risulta infantile e approssimativo.

La terza parte di Il seme della violenza non l’approfondisco per non fare spoiler e per non tediarvi ulteriormente con una recensione che mi è chiaramente sfuggita di mano. Chiedo venia.

mortificata

Riallacciandomi con quanto detto all’inizio di questa lunga recensione, vi dico che ho amato la prima parte di il seme della violenza e ho odiato la seconda mentre la conclusione mi ha lasciata abbastanza interdetta per questo fatico a stabilire se Il seme della violenza sia un libro per cui vale la pena spendere ben 22 euro.
Io l’ho trovato sul libraccio a 7 € e, se avessi pagato la cifra per intero, probabilmente ora sarei incazzata nera. L’unico aspetto interessante che ho trovato in Il seme della violenza è l’approfondimento che viene fatto sulle scuole americane e le varie differenze tra un istituto e l’altro; informazioni utile ma che avrei potuto trovare in internet, magari proprio su Wikipedia.

Della Elliot edizioni abbiamo recensito anche:

Tutto quel buio di Cristiana Astori

La bibliotecaria di Marina di Domenico 

Il vampiro di A. K. Toltoj

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