Fireside a Grammar Serial Killer di Ryan Suvaal

Fireside Chat with a Grammar Nazi Serial Killer

di

Ryan Suvaal

Fireside Chat with a Grammar Nazi Serial Killer

Titolo: Fireside Chat with a Grammar Nazi Serial Killer

Autore: Ryan Suvaal

Editore: Self

Genere: Thriller

Prezzo ebook: Unlimited Kindle

Prezzo cartaceo: /

 

Vi evito la sinossi tanto è inglese.

recensione passionelibroblog

 

Fireside chat with a Grammar Nazi Serial Killer. Sono stata contattata da un ufficio stampa americano che mi ha chiesto di leggere e recensire il suddetto racconto; dopo un attimo di smarrimento ho chiesto maggior informazioni a Sam  Morrison, la responsabile e, secondo lei, anche se il racconto di circa 40 pagine, è scritto in lingua straniera, americano per l’esattezza, molti italiani la stanno leggendo, quindi vorrebbe una recensione da noi. Sono un po’ scettica al riguardo, ma ho deciso ugualmente di accontentarla, non perché mi importi qualcosa di recensire un racconto che non leggerà mai nessuno, ma perché si dice tanto male del self italiano che, per una volta, volevo vedere come se la cavano i nostri cugini oltre oceano.

Ho letto Fireside chat with a Grammar Nazi Serial Killer – A psychological  thriller with a famale protagonist. (A momenti è più lungo il titolo del racconto) in veramente poco tempo, un po’ perché, come ho detto, sono 40 pagine e, soprattutto, per via dello stile dell’autore, uno stile fluido e diretto. Stephen King direbbe scrivi come parli e questo autore è esattamente ciò che ha fatto. Non prendetelo come un insulto poiché non lo è, c’è molto più valore nella semplicità che in una frase ben articolata ma povera di spessore.

Il racconto è diviso in primo e secondo capitolo per poi approdare nell’epilogo. Nel primo capitolo abbiamo la serial killer che si sta apprestando a uccidere una autrice che poiché non facoltosa, non si è potuta permettere un editor, morale della favola, il suo libro è così pieno di errori che la killer ha deciso di ucciderla perché proprio come dice lei:

Se non rispettate i vostri lettori perché noi vi dobbiamo rispettarvi in quanto scrittori.

Nel secondo capitolo la killer viene invitata a prendere parte a un’intervista online, fatta in una chat dove la gente paga per entrarvi. La chat ovviamente è protetta, quindi la polizia per i primi 30 minuti non può scoprire da dove parte il segnale. Come vediamo fare nei film di rapimenti dove si tiene il rapitore il più allungo possibile alla cornetta così da riuscire a rintracciarlo; il concetto è lo stesso.

Durante questa intervista svoltasi in chat, la killer tenterà di spiegarci le sue ragioni in merito al comportamento assunto. In particolar modo mi ricordo la parte in cui racconta di essere cresciuta in una famiglia di cannibali e che un giorno la madre scrisse: mangiamo nonno. Loro, credendo che per cena avessero il nonno, se lo sono mangiato. Poi scoprono che in realtà mancava la virgola, quindi la madre voleva dire mangiamo, nonno. Ovviamente tutto ciò è frutto della sua fantasia e se lo ha raccontato è solo per rimarcare l’importanza della grammatica e, come in questo caso, della punteggiatura.

Non riesco a trovare un motivo che vi possa spingere a voler leggere questo racconto, ma evito ugualmente di dirvi il finale, non si sa mai.

Personalmente credo che l’idea sia decente, ma sviluppata pochissimo e, stando alla logica dell’autore, ora dovrei ammazzarlo per questo. Il punto è: cosa ha fatto scattare nella testa di questa donna il bisogno di uccidere? C’è sempre un fattore scatenante che fa perdere la ragione e poi, una volta superato quel confine, non si torna più indietro, però, stando a quello che ci viene detto nel racconto, questa donna killer ha letto un libro, scritto male, e ha deciso lucidamente di andare a uccidere una persona che non conosceva, partendoci apposta da casa; è un comportamento che non rispecchia la mente malata dei serial killer.

L’intervista poteva essere una escamotage per parlare di questo aspetto per far uscir fuori quel lato malato che non emerge, anzi, l’intervista, sebbene sia breve, è parecchio ridondante. Infatti si ripete quello che è stato già detto nella prima parte e non lo si approfondisce. In definitiva questa signora uccide chi scrive male, ci parte da casa, investendo tempo e denaro per andare in giro per l’America ad ammazzare scrittori ignoranti. Contenta lei!?

Secondo me l’autore doveva elaborare meglio il profilo della serial-killer, personalizzarla, renderla unica, magari iconica dato che tutta la vicenda ruota intorno a lei. Invece è una banalissima e normalissima signora che nel tempo libero ammazza scrittori. Personalmente non mi è piaciuto, ma state tranquilli non volerò fino in America per uccidere l’autore.

In definitiva voglio rincuorare chiunque pensi che la letteratura in Italia sia morta, state sereni, anche in America stanno messi male e come dice sempre mia madre mal comune, mezzo gaudio.

 

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