Crowfunding all’italiana

Crowfunding all’italiana

Tempo fa sul gruppo di Passionelibroblog e in concomitanza con la giornata ***HELP***, avevo deciso di parlare del crowdfunding termine inglese che in italiano possiamo tranquillamente tradurre con: finanziamento collettivo.
Questa tecnica molto diffusa all’estero viene usata in Italia da alcune Case Editrici per far decidere ai lettori quali libri pubblicare e quali no. Questo è quello che viene detto all’autore e al lettore ignari della realtà ma vediamo nel dettaglio come viene inteso crowfunding all’estero.

crowfunding

Il crowfunding si utilizza per finanziare un progetto nel quale crediamo ad esempio: voglio aprire una sala musica ma non ho i soldi per farlo, propongo, tramite il crowfunding, il mio progetto che consiste in tante belle attività dal dedicare un giorno alla settimana all’insegnamento della musica ai diversamente abili, ad altre cose altrettanto interessanti. Le persone leggono il mio progetto e se approvano la mia idea decidono di finanziarla, dandomi quanto possono; una volta raggiunto l’obbiettivo, sia che ci voglia un mese o 10 anni, io aprirò la sala musica.

well done

Poi c’è il crowfunding visto dall’ottica dell’editore italiano che non ha voglia di investire tempo e soldi ma che ormai è cosciente che l’editoria a pagamento non va più come una volta.

L’editore furbetto che fa: prende 100 autori e dice loro che solo nel caso in cui venderanno in preordine il loro romanzo (ovviamente dirà che è il lettore che decide cosa immettere nel mercato e cazzate varie ma a conti fatti sta chiedendo agli autori di vendere il proprio libro in preordine) ad ogni modo l’editore dopo aver fatto credere che saranno i lettori a decidere se il romanzo è meritevole di essere pubblicato dirà al povero autore che il lavoro di editing e correzione di bozza verrà fatto solo se si raggiunge il numero di copie stabilite. Una gran bella furbata perché se per esempio l’autore deve vendere in preordine 300 copie ma arriva a 290, l’editore si incassa tutti i soldi e neanche deve usare una parte per fare editing e correzione bozze perché il prodotto non ha raggiunto il numero di copie stabilito da contratto.

Qual è la differenza tra crowfunding e crowfunding all’italiana?

Primo punto: è un preordine a tutti gli effetti e non un finanziamento, come vogliono far credere oppure dovrei presupporre che ogni volta che ho acquistato un libro di King tramite il per ordine ho anche finanziato la Sperling&kupfer? No, non diciamo cazzate! Non sto finanziando un progetto ma acquistato un prodotto prima della sua immissione sul mercato.
Secondo luogo: se il libro che ho preordinando non raggiungerà la quota stabilita tra autore e editore a me giungerà a casa un romanzo senza correzione di bozza e editing.

Perché devo comprare un prodotto che potrebbe non giungere o giungere in completo? Ma soprattutto perché tu autore ti fai il culo per vendere tot copie in poco tempo, pensando che questo sia, addirittura, meglio del self.

Nel self non hai tempi limitati per vendere il romanzo, nel self la fatica che tu ci metti per farti conoscere torna a te, non va divisa tra te e l’editore che, se ci pensi bene, non ha neanche vantaggio a farti raggiungere il numero di copie stabilite. Riflettici sopra, se tu fallisci e il libro va in stampa senza editing e correzione bozza l’editore i soldi che avrebbe dovuto investirli per quel servizio se li tieni alla faccia tua che ti presenti con un romanzo incompleto.

Tu ci metti la tua passione, il tuo lavoro, il tuo tempo, il tuo nome e la tua faccia mentre l’editore ci mette?

Facciamo due conti: un editore che ha 10 autori con i quali pattuisce che il libro deve vendere almeno 300 copie a 18 euro cadauno, guadagna circa 5 mila euro a testa. Se gli autori falliscono chiama la tipografia e manda il libro in stampa com’è, successivamente spedirà le copie, se l’autore raggiunge l’obbiettivo, l’editore chiama qualcuno per il lavoro di editing e correzione bozze. poi il nostro editore svolgerà le attività quotidiane, pagare le tasse qualche bolletta e cercherà altri 10 autori da fregare per l’anno nuovo, così anche per il 2020 sarà apposto.

Il punto è questo, pubblicare un libro è una cavolata in confronto alla fatica che si fa per venderlo, scaricare la rogna più grossa sull’autore è una bella bastardata. Praticamente l’editore guadagna facendo il minimo indispensabile e, sfruttando il preordine spacciato per crowfunding, non si assume neanche il rischio di impresa.

Vi ricordate la pubblicità: ti piace vincere facile? Siamo a quei livelli.

vincere facile

Personalmente penso che il crowfunding all’italiana sia il peggio che possa esserci. È come se il self (dove la promozione ricade sull’autore) abbia fatto un figlio con l’editoria a pagamento (dove l’editore guadagna sui soldi che gli da l’autore per essere pubblicato) e da questa depravata unione sia nato il crowfunding all’italiana (dove l’editore non investe né soldi né tempo e guadagna sulle spalle di un autore che deve promuoversi da solo).

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