In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo di R. Schimmelfpfenning

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo

di

Roland Schimmelpfenning

In un chiaro gelido mattino di gennaio all'inizio del ventunesimo secolo di Roland Schimmelpfenning

Titolo: In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo

Autore: Roland Schimmelpfenining

Editore: Fazi editore

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo ebook: 9,99 € Amazon 

Prezzo cartaceo: 15,30 € Amazon

 

 

«Schimmelpfennig connette il quotidiano con il mitico, e lo fa con una leggerezza che è tedesca quanto García Márquez in un giorno di sole».
«The Village Voice»

 

 

Sinossi:

Il libro In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo un lupo attraversa il confine polacco-tedesco e si dirige verso Berlino. Un manovale polacco bloccato in autostrada a causa di un incidente lo vede e lo fotografa. La sua compagna fa pubblicare la foto. Negli stessi giorni due adolescenti scappano di casa e dalla provincia brandeburghese si mettono in viaggio per raggiungere la capitale, dove sperano di rintracciare un amico; un padre alcolista esce dalla clinica e si mette sulle tracce dei due ragazzi; una madre depressa torna nei luoghi della sua radiosa gioventù; un losco cileno proprietario di un locale tinteggiato di nero ospita i due ragazzini… E mentre la città, coperta di neve, s’impregna di un misto di paura e attrazione verso il lupo e crede di avvistarlo in ogni angolo, l’animale si nasconde, si sottrae, per poi apparire dove nessuno se lo aspetta. Una silenziosa parabola del cercare, del morire, del bere, del perdersi e del ritrovarsi segna il debutto narrativo del drammaturgo tedesco più tradotto al mondo.
In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo è una fiaba metropolitana ambientata sul palcoscenico minimalista della Berlino dei nostri giorni: Schimmelpfennig posiziona i riflettori in modo da illuminare di volta in volta un solo angolo della scena, mostrandoci personaggi incapaci di uscire dalla solitudine del loro cono di luce; sullo sfondo, i fantasmi della DDR incontrano i mostri della gentrificazione.

Roland Schimmelpfennig nato nel 1967 a Göttingen, è uno dei più noti e premiati drammaturghi tedeschi contemporanei. Dopo un periodo come giornalista a Istanbul, ha frequentato un corso di regia e ha successivamente collaborato alla direzione artistica del Münchner Kammerspiele. I suoi lavori sono stati messi in scena in oltre quaranta paesi. Questo è il suo romanzo d’esordio, finalista al Leipziger Preis.

recensione passionelibroblog

 

Devo essere sincera, quando ho accettato di leggere e recensire questo romanzo, non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi tra le mani un lavoro fuori dai schemi tradizionali, qualcosa di estremamente sperimentale che mi ha lascito un po’ interdetta.

Sebbene inizialmente il libro mi avesse coinvolto parecchio nel procedere con la lettura ho cominciato a riscontare determinate difficoltà poiché Schimmelpfenning pone il lettore come spettatore di uno stralcio temporaneo di storie che pian piano si intrecciano. Questi personaggi molto spesso privi di nomi (non vi dico la difficoltà riscontrata per capire di chi parlasse ogni volta) hanno avuto tutti delle esperienze dolorose: alcolismo, depressione, solitudine, violenza domestica, ma poiché, come vi dicevo, non tutti avranno un nome ma soltanto “ragazza” “ragazzo” ho trovato difficile empatizzare con loro e, di conseguenza, emozionarmi, anzi questo distacco che lo scrittore ha creato mi ha fatto apparire questi personaggi come dei burattini che Schimmelpfenning dirige come meglio crede; un vero peccato perché, come vi dicevo, l’idea di base mi aveva, inizialmente, entusiasmato tantissimo.

“Il ragazzo era andato via con la ragazza, questo era chiaro. Era andato via a causa della ragazza. Non aveva nessun motivo di andarsene da solo. Il  motivo era la ragazza. Alla madre del ragazzo piaceva la ragazza. I genitori del ragazzo e la madre della ragazza si conoscevano, ma si vedevano poco. Da bambini il ragazzo e la ragazza andavano spesso nel bosco, qualche volta ci restavano tutto il giorno. Il padre del ragazzo aveva allora una licenza di caccia. Quando ancora andava a cacciare, il padre del ragazzo qualche volta portava anche i bambini.”

Un’altro aspetto che non ho apprezzato molto di questo romanzo è stato la decisione da parte dell’autore di creare dialoghi che, a mio avviso, avevano poca attinenza con le varie storie riportare nel libro.

«Qui una volta ci abitava gente diversa, era diverso una volta».
«Charly, mica lo sai chi ci abitava qui. Non ne sai niente».
«Ma lo vedi, però, lo vedi».
«E poi nemmeno noi abitavamo qui, una volta».
«Mica ci abitiamo».
«Sì che ci abitiamo, invece».
«Non abitiamo qui. Qui».

 

Per quanto mi riguarda il libro è stata una vera delusione e quindi non mi sento di consigliarvelo, a meno che, non siate alla ricerca di un romanzo sperimentale.

 

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