Anacleto insegna: gli utilizzi della particella Che

Anacleto insegna: la particella CHE

insegna

Oggi per la nostra rubrica: Anacleto insegna, il vecchio e saggio gufo di Merlino, ci parla della particella: Che.

CHE?

Oggi parliamo delle diverse funzioni della particella più abusata e maltrattata d’Italia, il CHE, vediamo insieme quelle più importanti:

Partiamo da qualcosa di veramente semplice “la coniugazione” che come tutti noi sappiamo serve per introdurre una subordinata e qui non credo serva dire altro.

Es: Era una giornata così uggiosa che si mise a leggere un libro.

Mentre nel pronome relativo la particella “che” può sostituire i nomi (maschili, femminili, singolare o plurali) ma anche: soggetto e complemento oggetto con i meno conosciuti: il quale, i quali, la quale, le quali.

Es: Ho incontrato il tuo insegnate che mi ha detto che vai male a scuola.

Onde evitare il doppio “che” nella frase, che è abbastanza cacofonico da leggere, vi consiglio di usare i suoi cugini meno conosciuti: Ho incontrato il tuo insegnate il quale mi ha detto che vai male a scuola

Abbiamo anche due forme di esclamativo che coinvolge sia gli aggettivi che i pronomi.

Pronomi esclamativi:

Che paura!

Che brutto!

Che orrore!

Aggettivo esclamativo:

Che brutto film!

Pronome interrogativo poiché si usa solo in riferimento a cose, non potrà mai essere sostituito con i meno diffusi: il quale, la quale, i quali.

Che hai fatto?

Che cosa hai fatto?

Cosa hai fatto?

Il pronome indefinito può essere solamente maschile e ci viene in soccorso per aiutarci a indicare nel nostro interlocutore che c’è qualcosa di indeterminato in quello che stiamo tentando di esprimere.

Es: Quel ragazzo ha un che di misterioso.

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